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Lasca, Protochondrostoma genei (Bonaparte, 1839)

 

Caratteri meristici - Squame in serie laterale: 50-62. Vertebre: 43-45. Branchiospine: 14-19. Pinna dorsale: III/81/2. Pinna caudale: 19. Raggi divisi pinne pettorali: 15-16. Raggi divisi pinne ventrali: 11. Pinna anale: III/8-11. Denti faringei: 5-5(6).

 

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Descrizione - Corpo allungato a sezione trasversale ovale, leggermente compresso lateralmente, più agile e slanciato della specie simpatrica C. soetta. L' altezza massima del corpo è pari al 20-27% della lunghezza standard. Testa stretta ed allungata, con muso prominente, conico, ad apice tondeggiante. Bocca situata inferiormente, con apertura orale arcuata, e labbro inferiore provvisto di un sottile ma ben sviluppato bordo corneo. Denti faringei uniseriati, lunghi ed a forma di coltello. Squame cicloidi relativamente piccole. Linea laterale ad andamento quasi coincidente con il profilo del margine ventrale del corpo. Pinne ventrali con inserzione in corrispondenza della base della pinna dorsale. Pinna caudale falcata e pinna anale a bordo esterno arrotondato. Il colore del dorso è grigio tendente al verdastro, i fianchi sono più chiari e con sfumature argentee, il ventre è bianco argentato. Sulle squame del dorso, ma soprattutto dei fianchi, sono osservabili delle piccole macchiette nere, che tendono a formare una banda scura, più o meno evidente, estesa dal margine libero dell'opercolo fino alla base della coda. Le pinne dorsale e caudale sono grigie, con sfumature verdastre o giallo verdastre. Basi delle pinne pettorali, ventrali e anale di colore arancio o arancio giallastro.

 

 

Dimorfismo sessuale - Non evidente. Durante il periodo di frega i maschi hanno colorazione più accesa delle femmine, presentano anche piccoli tubercoli nuziali sulla testa e nella parte anteriore del corpo.

 

  P. genei, detail of the head and mouth. P. genei, pharyngeal teeth.  
P. genei, particolare del capo e della bocca. P. genei, denti faringei.

 

Habitat e abitudini Si tratta di una specie strettamente reofila, tipica della zona del barbo. P. genei vive nel corso medio e medio superiore dei corsi d'acqua principali e dei loro affluenti, dal livello del mare fino a circa 500 m d'altitudine, in acque a corrente media o sostenuta e fondali duri, misti a roccia, ghiaia, pietrisco e sabbia. Si ambienta anche in acque ferme, ben ossigenate e non inquinate, ma non vi si riproduce. La specie è relativamente stanziale e fortemente gregaria. Forma branchi composti da individui di varie taglie ed età, spesso in associazione con altri ciprinidi. I branchi sono facilmente osservabili per i bagliori argentei emanati dai corpi delle lasche quando pascolano o si strofinano sul fondo. Nei fiumi più grandi risulta frequente lungo gli argini artificiali e dietro i piloni dei ponti, specialmente in corrispondenza di grossi massi e gabbioni sommersi. Nel corso medio dell'Adige in termini numerici rappresenta circa il 20% della comunità ittica ed assieme al cavedano e al barbo comune costituisce circa il 70% della biomassa totale.

 

 

Alimentazione - La dieta e onnivora,  ma comprende principalmente detrito organico e materiale vegetale come alghe filamentose ed epilitiche, diatomee. Si ciba anche di vermi, insetti e loro larve, crostacei, uova di altri pesci e perfino avannotti. La specie non va in letargo e non cessa di nutrirsi al calare della temperatura. Quando si ciba di alghe, la lasca utilizza le labbra cornee per raschiare la superficie delle pietre rimuovendo alghe ed incrostazioni ricche di sostanza organica. Gli avannotti è gli immaturi si nutrono di microrganismi planctonici e bentonici, come  protozoi, rotiferi, crostacei copepodi e cladoceri.

 

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Riproduzione - Nel periodo riproduttivo le lasche compiono brevi migrazioni risalendo in gruppi numerosi i principali affluenti dei fiumi di maggiore portata alla ricerca di acque correnti e ben ossigenate, con bassi fondali a substrato misto composto da ciottoli sabbia e ghiaia. La frega avviene da maggio a giugno, quando la temperatura dell'acqua raggiunge almeno i 13 °C. Ogni femmina produce da 2.000 a circa 5.000 uova adesive, dal diametro di circa 1,5 mm. Dopo la fecondazione le uova aderiscono al substrato fino alla schiusa. Lo sviluppo embrionale è piuttosto rapido, con temperature dell'acqua di circa 15-18 °C richiede circa 10 giorni.

 

 

Accrescimento e resilienza - Tempo minimo di raddoppiamento della popolazione, medio: 1.4-4.4 anni. La maturità sessuale viene di norma raggiunta a 2 anni dai maschi, ed a 3 anni dalle femmine. Non risultano informazioni precise sull'accrescimento di questa specie, né sulla struttura e la dinamica delle sue popolazioni. Generalmente gli adulti hanno lunghezze totali comprese tra 14 e 20 cm, con peso da 35 e 100 g circa. Le dimensioni sono leggermente superiori nelle femmine rispetto ai maschi. Specie di piccole dimensioni, raggiunge la lunghezza massima di 30 cm (media 15-20 cm), ed il peso di  330-380 g (medio 50-100 g).

 

 

Predatori, parassiti e malattie - Specie soggetta a malattie virali e batteriche. Ospite di parassiti, tra cui vari tipi di vermi trematodi e cestodi, altri elminti, protozoi, crostacei parassiti ed altri invertebrati. Gli esemplari feriti e/o malati contraggono spesso infezioni micotiche letali. Uova, larve ed immaturi sono spesso cibo di pesci, crostacei, di insetti acquatici predatori, o larve acquatiche carnivore di insetti. Tra i principali predatori ci sono varie specie di pesci, uccelli ittiofagi e serpenti acquatici. La foto a seguire mostra un esemplare di nitticora (Nycticorax nycticorax), nel torrente Cervo, affluente del fiume Sesia, intento a catturare lasche in risalita per raggiungere i luoghi di frega.

 


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Status della specie - La lasca ha risentito negativamente della costruzione di sbarramenti lungo il corso dei fiumi, che possono ostacolare la rimonta a scopo riproduttivo. Questa specie appare inoltre piuttosto sensibile al degrado della qualità delle acque e agli interventi antropici che modificano la morfologia e in particolare la composizione del fondo dei corsi d'acqua. Non sorprende quindi che se ne registri un po' ovunque la rarefazione. Recentemente la specie ha subito un netto decremento nel bacino del Po per l'introduzione di specie alloctone come Silurus glanis, Leuciscus idus, Aspius aspius e Chondrostoma nasus. L'introduzione di Chondrostoma nasus fu il fattore che circa venti anni fa portò all'estinzione di questa specie nei fiumi sloveni. Sembra che la stessa cosa stia accadendo anche nel fiume PO, specialmente dopo le ripetute introduzioni di C. nasus, anche esemplari xantici da laghetto ornamentale, effettuate più o meno legalmente e più o meno coscientemente.

 

 

Protezione - Per lungo tempo P. genei non ha goduto di protezione, attualmente alcune amministrazioni ne hanno decretato il divieto di pesca o periodi di protezione. La specie è inserita nell'annesso III della Convenzione di Berna, sulla conservazione della fauna selvatica europea e degli habitat naturali, come specie minacciata. Presente nell'annesso II della Direttiva Europea "Habitat". Nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) la specie è classificata a preoccupazione minima (LC, Least Concern).

 

 

Valore economico - Specie priva di valore commerciale, dopo la cattura dei pesce si alterano velocemente a causa della decomposizione del materiale vegetale presente nell'intestino. Non è oggetto di commercializzazione: le sue carni hanno la stessa consistenza di quelle della savetta e presentano perciò gli stessi problemi.

 

 

Pesca - Si pesca come il cavedano, con tecnica a razzolo in prossimità del fondo, con lenze fornite di galleggiante. Durante la pesca è consigliabile la pasturazione. Nella rosa delle esche naturali, le più indicate sono i ciuffi di erbe acquatiche, i chicchi di grano cotto, la mollica di pane, i lombrichi, le larve di mosca (bigattini) e quelle di insetti acquatici. Sebbene sia una specie di peso e dimensioni modeste, la lasca è una preda molto vigorosa e combattiva. La pesca professionale è inesistente.

 

Galleria di immagini

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