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Le Faune Webmuseum Osteichthyes Perciformes Gobidae Padogobius

Il ghiozzo etrusco o di ruscello,

Padogobius nigricans (Canestrini, 1867)

 

Caratteri meristici - Squame in serie longitudinale: 44 - 49. Vertebre: 30 - 32. Prima pinna dorsale: VI. Seconda pinna dorsale: I; 11 - 12.5. Pinna anale: I; 6 - 8. pinne pettorali: 14 - 15. Disco pelvico: I - 5 + 5 - I. Numero cromosomico: 2n = 46.

 

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Descrizione - Corpo allungato, a sezione trasversale subcircolare compressa nella parte posteriore. Testa relativamente grande e robusta, con occhi sporgenti oltre il profilo superiore. Bocca terminale con apertura orale inclinata in avanti e verso l'alto. Labbra spesse e carnose. Angolo mascellare all'altezza della parte anteriore della pupilla. Denti piccoli, conici, disposti in più serie. Sistema dei canali mucosi cefalici presente. Papille sottorbitarie con serie d in continuità con l'ultima serie trasversale. Papille infraorbitarie assenti. Squame ctenoidi. Peduncolo caudale rivestito totalmente da squame. Pinne pettorali prive di raggi liberi. Tinta di fondo della livrea di colore giallo ocra o bruno rossastro, scura sul dorso, progressivamente più chiara lungo i fianchi, fino alla parte inferiore biancastra. Parte superiore della testa e dorso marezzate di nero o bruno scuro. Cinque fasce brune disposte a sella sul dorso. La base della pinna caudale è spesso molto scura. Sui fianchi le macchie scure e chiare hanno forma irregolare e bordi indistinti. Pinne translucide, di colore bruno giallastro, con punti e macchie organizzate in bande trasversali riconoscibili solo sulla caudale e sulla seconda pinna dorsale. Prima pinna dorsale con bordo superiore di colore giallo o arancio.

 

 

Dimorfismo sessuale Generamnente i maschi sono più grandi ed hanno struttura più robusta delle femmine di pari classe di età. Nella prima pinna dorsale del maschio è spesso presente una macchia ocellare di colore azzurro. Durante il periodo di frega i maschi dominanti assumono una colorazione molto scura, da cui il nome specifico.

 

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Habitat e abitudini - Specie reofila diffusa in fiumi e torrenti fino a circa 650 m di quota. Nei fiumi si stabilisce nei tratti poco profondi e a corrente moderata, con letto fangoso frammisto a sabbia, ciottoli e ghiaia. Nei torrenti si incontra in tutta la zona inferiore della Trota, dove costituisce una tipica comunità in associazione con T. muticellus e B. tyberinus. P. nigricans ha abitudini sedentarie e territoriali, si stabilisce in tane sotto pietre o altri ostacoli sommersi da cui compie brevi spostamenti per alimentarsi. Tipica di acque limpide e ben ossigenate, ha una tolleranza molto bassa rispetto alle alterazioni ambientali. Scomparsa da molte località a causa di inquinamento, eccessivo prelievo idrico, canalizzazioni ed altre opere di regimazione idraulica.

 

 

Alimentazione - La dieta comprende principalmente insetti e loro larve, in misura minore crostacei, molluschi e vermi. Gli adulti mostrano preferenza per larve di tricotteri, ninfe e neanidi di efemerotteri, chironomidi, crostacei gammaridi e asellidi. Le larve si cibano di organismi planctonici come dafnie, crostacei copepodi e rotiferi.

 

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Riproduzione - Le aree di frega utilizzate di preferenza sono rappresentate da piane di bassa profondità (20 - 40 cm) tipiche del corso planiziale di fiumi e torrenti dell'Italia centrale tirrenica. Il substrato ideale è costituito da materiale di origine alluvionale, un misto di pietrisco, sabbia e ghiaia, con pietre piatte ed altri rifugi che possano essere utilizzati come nido. L'acqua deve essere limpida, è importante che limo ed altre particelle fini siano assenti per non soffocare le uova in incubazione. In questo tipo di habitat si possono raggiungere densità di 2 - 3 nidi per metro quadrato. La stagione di frega inizia quando la temperatura dell'acqua raggiunge valori compresi tra 15 e 18°C. A seconda delle caratteristiche del corso d'acqua e dell'andamento climatico dell'anno in corso, va da aprile a circa metà giugno, in casi di eccezionali precipitazioni primaverili può prolungarsi fino alla prima metà di luglio. Il maschio si insedia in un territorio che difende da concorrenti ed intrusi. Il nido è di solito situato sotto pietre o in cavità naturali del substrato, spesso sono utilizzati rifugi artificiali, come mattoni forati e barattoli. La riproduzione viene preceduta da un rituale di corteggiamento, i maschi attirano le femmine  emettendo suoni ed esibendosi in brevi parate. Se il corteggiamento ha buon esito la femmina entra nel nido per l'accoppiamento. Dopo l'ingresso la femmina si ribalta sul dorso, aderisce alla volta con il disco pelvico e inizia la deposizione, immediatamente seguita da fecondazione delle uova da parte del maschio. L’emissione delle uova viene effettuata a più riprese, con brevi pause durante le quali la femmina esce dal nido. I maschi corteggiano ogni potenziale partner che fa ingresso nel territorio. Nei nidi sono state contate fino ad oltre 1.500 uova a stadi di sviluppo diversi. Le femmine possono effettuare più cicli riproduttivi nella stessa stagione, per ogni deposizione vengono emesse da 100 a 200 uova giallastre e di forma ellittica, che aderiscono alla volta del nido tramite un peduncolo adesivo. Il maschio sorveglia ed accudisce il nido fino alla schiusa, ossigenando la covata con movimenti delle pinne pettorali. Lo sviluppo embrionale richiede circa 15 - 17 giorni ad una temperatura di 22 - 23°C. Alla schiusa le larve misurano da 2.2 a 2.3 mm e svolgono vita pelagica per alcuni giorni. Al riassorbimento del sacco vitellino, gli avannotti misurano circa 6 mm e conducono vita bentonica come gli adulti.

 

 

Accrescimento - Tempo minimo di raddoppiamento della popolazione, alto: meno di 15 mesi. In entrambi i sessi la maturità sessuale viene raggiunta nella primavera successiva alla nascita. Lunghezza massima segnalata: 125 mm TL. Il ciclo vitale è di 3 - 4 anni. Le femmine sono più longeve dei maschi. In genere i maschi muoiono per stress alla fine della prima stagione riproduttiva. La lunghezza massima segnalata è riferita ad un maschio di classe 2+.

 

 

Predatori, parassiti e malattie - Specie soggetta a malattie virali e batteriche. Tra i parassiti sono segnalati Echinorinchi (intestino) ed il trematode monogeo Diplozoon paradoxum (branchie). I principali predatori sono rappresentati da pesci ittiofagi (salmonidi, ciprinidi, anguille) ed uccelli ittiofagi (nitticore, aironi, garzette).

 


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Status della specieP. nigricans ha un area di distribuzione relativamente ristretta (superficie stimata di occupazione (AOO) < 2.000 km²) e la sua presenza è confermata in solo sei bacini fluviali e due laghi, che sono trattati come località separate sulla base delle possibili minacce. Una volta molto comune, la specie si è estinta in tree di questi fiumi, ed è divenuta molto rara in quasi tutte le altre. Sopravvive in buon numero soltanto in Provincia di Arezzo, dove localmente può essere abbondante. La principale minaccia è riferibile all'introduzione della specie congenere alloctona P. bonelli,  che ha portato all'estinzione della specie nei bacini dei fiumi Ombrone, Amaseno e Mignone. Anche in provincia di Arezzo P. Bonelli ha fatto la sua comparsa con effetti molto negativi, ma P. nigricans sopravvive indisturbata nei tratti in quota di fiumi e torrenti (tra 350 e 650 m s.l.m.). In tali habitat la sopravvivenza specie è comunque messa in pericolo da eccessiva presenza di predatori, inquinamento, eccessivo prelievo idrico, canalizzazione e regimazione degli alvei. Tra i predatori si segnala una eccessiva presenza di salmonidi, dovuta a semine spesso sovradimensionate in rapporto alla capacità trofica dei corsi d'acqua. Allo stesso tempo si riscontra una eccessiva presenza di uccelli ittiofagi (garzetta ed airone cinerino) capaci di far scomparire del tutto la specie nei tratti dei corsi d'acqua non dotati di adeguata copertura arborea. La specie è infatti in forte declino od estinta in tutti i tratti dove la vegetazione riparia è stata rimossa in modo eccessivo, durante le operazioni di regimazione, effettuate dall'Autorità di Bacino per i lavori di messa in sicurezza del fiume Arno (vedi foto). Inoltre si registra una forte riduzione delle aree di frega adatte dovuta ad eccessivo prelievo idrico. Molti tratti planiziali dei torrenti entrano in secca a partire dalla tarda primavera, a causa dell'abbassamento della falda per la presenza di troppi pozzi artesiani ad uso civile ed agricolo.

 

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Protezione - La specie è elencata in Appendice III della Convenzione di Berna sulla protezione della fauna e nell'Annesso II della Direttiva dell'Unione Europea "Habitat". La Regione Toscana ha proibito il commercio, la cattura e la detenzione, tranne che per scopi scientifici, di P. nigricans in tutto il territorio. P. nigricans è inclusa nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) come specie in pericolo d'estinzione (VU B2 ab (ii,iii,iv,v), Vulnerable).

 

 

Valore economico - Il ghiozzo etrusco è privo di valore economico, mentre riveste un grande interesse ecologico come specie endemica e come indicatore biologico. Fino al primo dopoguerra, era molto apprezzato come pesce da frittura e veniva catturato con mezzi illegali, come la forchetta, retini o anche prosciugando le piccole buche dei ruscelli.

 

 

Pesca - La specie è protetta da leggi comunitarie, nazionali e regionali. Talvolta è casualmente catturata dai pescatori sportivi mentre insidiano specie più pregiate, in Toscana vige l'obbligo di immediato rilascio.

 

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