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Il siluro d'Europa, Silurus glanis 

Linnaeus, 1758

Caratteri meristici - Branchiospine: 9 - 17. Vertebre: 67 - 74. Pinna dorsale: 4 - 41/2. Pinna anale: 83 - 911/2. Pinne pettorali: I; 12 - 18. Pinne ventrali: I; 9 - 14. Numero cromosomico: 2n = 60.

Descrizione - Corpo robusto, a sezione cilindrica nella parte anteriore, lateralmente compresso in quella posteriore. Testa grande, larga e depressa. Bocca ampia, in posizione subterminale. Denti vomerini disposti in una sola larga fila. Tre paia di barbigli, di cui quelli mascellari, piegati all’indietro, raggiungono il bordo posteriore delle pinne pettorali. Mascella inferiore più lunga di quella superiore. Occhi piccoli. Assenza di squame, pelle nuda coperta da abbondante muco. Pinna dorsale molto piccola. Pinna anale molto lunga e confluente con la caudale. Pinna caudale piccola con bordo posteriore arrotondato. Pinne pettorali provviste di robusto raggio spiniforme, privo di dentellatura. Colorazione estremamente variabile, secondo l'ambiente e le condizioni fisiologiche del pesce. Le parti superiori sono di solito abbastanza scure, di colore da verde oliva scuro a grigio o nero bluastro, spesso con sfumature bruno rossastre. I fianchi diventano progressivamente più chiari, procedendo verso il ventre bianco o bianco giallastro. Su questi colori di fondo sono presenti marezzature scure, non estese alle parti inferiori. Iride giallastra. Pinne translucide,  scure, con sfumature da rosso bruno a bruno violaceo. Sono segnalati individui melanici e albini. Esemplari completamente bianchi, gialli o arancio sono relativamente comuni, fatto insolito per un grande pesce predatore.

Dimorfismo sessuale - Non evidente. Durante la stagione della riproduzione le femmine hanno la zona ventrale rigonfia. Se si confrontano femmine e maschi adulti di pari età, i maschi risultano in genere più snelli.

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Habitat e abitudini - Specie ad ampia valenza ecologica, tipica di acque calde e profonde, a corrente lenta e substrato mobile, vive bene anche in corsi d'acqua di media portata, su substrati compatti, non particolarmente profondi, ed a corrente relativamente veloce. Tollera acqua salmastre (anche per la riproduzione). Knipovich (1921) riporta la cattura di esemplari di questa specie lungo le coste iraniane del Mar Caspio, a profondità di circa 23,8 - 25,6 m. S. glanis è in grado di colonizzare le acque fredde, ossigenate e profonde dei grandi bacini dell'Europa settentrionale ed orientale, come quelle calde, a torbidità elevata e bassa concentrazione di ossigeno disciolto, dei paesi mediterranei. Resiste bene ad inquinamento ed alterazioni ambientali. Specie indole fotofoba, è attiva particolarmente nelle ore crepuscolari e notturne. Si può osservare anche durante il giorno, specialmente in condizioni di tempo coperto e di elevata torbidità delle acque. Durante le esondazioni entrano in acque poco profonde per cibarsi di invertebrati e vertebrati terrestri travolti dalle acque (Mihálik, 1982). Gli adulti sono territoriali e solitari, durante il giorno tendono a restare nascosti tra gli anfratti del fondale od al riparo di tronchi e radici sommerse. Gli avannotti e gli immaturi si spostano in branco e sono più attivi nelle ore di luce. I movimenti e l'attività predatoria, sono stimolati da fattori ambientali come temperatura, radiazione solare, pressione atmosferica e torbidità dopo le precipitazioni. S. glanis risulta molto sensibile ai suoni extra acquatici. La testa è dotata di un sistema di canali sensoriali, in grado di monitorare in meno di 10 secondi gli spostamenti idrodinamici e le tracce chimiche della preda, a distanze fino a 55 volte superiori alla lunghezza della preda stessa (Kottelat & Freyhof, 2007). L'attività alimentare si svolge solo a temperature dell'acqua superiori a 8 °C, durante l'inverno l'alimentazione è minima o assente. In Europa settentrionale e centro orientale S. glanis sverna in branco, restando in stato latente in zone profonde e riparate di fiumi e laghi. La ripresa di attività in primavera dipende dalla latitudine e dalle locali condizioni di temperatura dell'acqua. Nelle regioni meridionali dell'area di distribuzione la specie non entra in letargo.

Alimentazione - Gli avannotti si cibano di plancton, in particolare crostacei Cladoceri, come Daphnia, Chydorus, Alona e Bosmina. In seguito la dieta comprende larve di zanzara, crostacei più grandi, insetti adulti e larve, vermi, lumache e pesci piccoli. In condizioni di scarsità di cibo possono verificarsi episodi di cannibalismo (Mihálik, 1982). Gli adulti si nutrono di pesci di ogni genere e dimensione, anfibi, uccelli acquatici, mammiferi roditori, crostacei decapodi, anellidi e larve d’insetti. Nel bacino del fiume Volga, la dieta di S. glanis è composta attualmente da pesci, come Cyprinus carpio, Abramis brama, Scardinius erythrophthalmus, e da crostacei (Orlova, 1988), mentre prima della costruzione delle grandi dighe, questi pesce gatto assumevano il 62 - 68% del fabbisogno alimentare annuale in un solo mese, quando a primavera il rutilo del Mar Caspio (Rutilus caspicus) raggiungeva le zone di frega assieme a varie specie di Clupeidi. Nella regione del fiume Kura, pesci commerciali come Cyprinus carpio, Abramis brama, Rutilus rutilus, Aspius aspius, Sander lucioperca, Alburnus chalcoides, Barbus brachycephalus e Barbus capito, compongono il 30,27% della frequenza ed il 20,18% del peso nella dieta di S. glanis, seguiti da specie non commerciali, come Scardinius erythrophthalmus, Tinca tinca, Cobitis spp., Rhodeus, Pungitius platygaster, Atherina boyeri, Alburnus alburnus, Blicca björkna, e Caspiomyzon wagneri, in totale con il 50,68% e 33,79%, pesci marini (Clupeidi, Mugilidi, e Gobid) compongono il 12,90% della frequenza ed il 8,60% del peso, mentre varie specie di crostacei rivestono il rimanente 25,64% della frequenza ed il 17,09% del peso (Mamedov & Abbasov, 1990). Da uno studio effettuato sul contenuto gastrico di esemplari catturati in Azerbaigian (Abdurakhmanov, 1962), la dieta risulta composta da Gobio gobio 22,4%, adulti di Caspiomyzon wagneri 15,7% e uova 2,2%, Alburnus chalcoides 10,2%, Alburnus alburnus 10,2%, Cobitis taenia 9%, Barbus lacerta 7,8%, Barbus capito 6,7%, Chondrostoma oxyrhynchum 5,6%, Capoeta capoeta 3,4%, Blicca björkna 2,2%, Balitoridi 4,5%. Secondo Abbasi & Valipour (2006), nella laguna iraniana di Anzali Mordab, questa specie si nutre per il 78,6% di pesci ossei, per il 15,8% di crostacei, per il 4,13% di insetti, per lo 0,9% di anfibi e per lo 0,5% di molluschi bivalvi. Carassius auratus predomina con il 33,9%, seguita da crostacei (Macrobrachium spp.) con il 14,22%, da Neogobius kessleri con il 4,59% e da Proterorhinus marmoratus al 2,75%. C. auratus risulta la principale preda in primavera ed autunno, Macrobrachium spp. in estate e  N. kessleri in inverno. La percentuale di pesce consumato aumenta con le dimensioni, rappresenta il 44,2% in esemplari di taglia compresa tra 20 e 55 cm e il 94,5% in pesci di dimensioni variabili tra 91 e 125 cm. Nella laguna di Anzali Mordab, non sono stati riscontrati episodi di cannibalismo o di consumo di stock ittici di interesse commerciale. Sempre in Iran, nella laguna di Amirkkelayeh, S. glanis si ciba principalmente di Tinca tinca e di crostacei anfipodi, rispettivamente con frequenza del 36,3% ciascuno, insieme a piccole quantità di Blicca björkna, Pungitius platygaster, Perca fluviatilis, Proterorhinus marmoratus, Carassius auratus, Cobitis taenia, insetti rane, topi ed uccelli acquatici. In queste acque la specie dimostra una certa tendenza al cannibalismo (Nezami Balouchi et al., 2007). Durante i periodi bellici, sono state segnalate catture esemplari che avevano ingerito resti umani e, in grandi fiumi come il Danubio, sono documentati attacchi a cani e nutrie. La maggioranza degli autori ritiene che si tratti di folcloristiche leggende, ma si deve comunque considerare che S. glanis si ciba normalmente di carcasse animali in decomposizione cadute in acqua.

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Riproduzione - Il periodo riproduttivo va dalla tarda primavera all’estate, quando la temperatura dell'acqua raggiunge circa 20 °C. La frega si svolge in acque calme, poco profonde (40 - 60 cm), con substrato ricco di vegetazione sommersa, spesso vicino ad argini argillosi con sottili radici di alberi che sporgono libere in acqua. Il maschio è territoriale, difende un luogo adatto alla frega dove costruisce il nido  pressando la vegetazione del fondale con la pinna anale e le pinne ventrali. Prima dell'inizio degli accoppiamenti, i riproduttori entrano in frenesia, i maschi inseguono le femmine fin sotto il pelo dell'acqua generando spruzzi e molto rumore. La deposizione delle uova avviene di solito la sera, in giorni di caldo soffocante, spesso prima di un temporale. Durante l'accoppiamento il maschio urta la femmina nella regione anale, nuota sotto di lei spingendola con il dorso fuori dall'acqua, le si arrotola contro per 10 - 12 secondi per poi separarsi e lasciarla affondare. Mentre scende sul fondo la femmina depone le uova, che vengono immediatamente fecondate dal maschio. Questo processo viene ripetuto più volte in un lasso di tempo di 1.5 - 2.0 ore, fino a quando tutti i gameti sono stati rilasciati, e l'acqua intorno al nido diviene lattiginosa a causa dei prodotti sessuali. La specie è molto prolifica, ogni femmina può produrre fino a 285.000 (467.000 secondo alcuni autori) uova per stagione. Le uova sono giallastre, adesive, e misurano circa 2 - 3 mm di diametro. Il maschio sorveglia l'incubazione delle uova, muovendo le pinna ventrale e caudale ogni 3 - 5 minuti per garantire un adeguato approvvigionamento di ossigeno. A  temperature dell'acqua comprese tra 23 e 25 °C, la durata dello sviluppo embrionale è di 2.5 - 3.0 giorni. Le larve sono fotosensibili, muoiono alla luce diretta del sole, o se la temperatura dell'acqua scende al di sotto di 13 - 14 °C (Mihálik, 1982). Le cure parentali del maschio alle larve cessano dopo il riassorbimento del sacco vitellino e l'abbandono del nido.

Accrescimento e resilienza - Tempo minimo di raddoppiamento della popolazione, basso: 4.5 - 14 anni (tm = 3 - 4; tmax = 30. Il raggiungimento della maturità sessuale è condizionato dalla disponibilità di cibo e dalle temperature medie dell'acqua. Normalmente questi pesci sono in grado di riprodursi a 3 - 4 anni, quando raggiungono la lunghezza di 57 - 66 cm ed il peso di 1.3 - 2.3 kg, ma possono anticipare a 2 anni (51 - 52 cm e 1.2 - 2.2 kg) o posticipare fino al sesto anno di età (Orlova, 1988). La velocità di accrescimento è maggiore nei primi anni di vita. Dopo la maturità l'aumento annuale di lunghezza è di circa 5 - 7 cm (6 - 10%), con relativo incremento di peso molto elevato (30%). Il periodo annuale di massimo incremento in lunghezza e giugno - luglio, mentre l'aumento di peso risulta massimo in autunno. Le popolazioni acclimatate nell'area mediterranea hanno un tasso di accrescimento più rapido rispetto all'areale di origine. Il clima favorevole consente ai pesci di alimentarsi durante tutto l'anno, senza periodi di stasi invernale. Il siluro d’Europa può raggiungere la lunghezza di 5 m ed il peso di 400 kg. Italia la media oscilla tra gli 80 e i 220 cm di lunghezza per un peso corrispondente compreso tra i 10 e i 110 kg.  Età massima riportata: 30 anni.

Predatori, parassiti e malattie - Mokhayer (1976b) riporta come parassiti della specie i trematodi digenei Aphanurus stossichi e Bunocotyle cingulata, le larve del nematode Anisakis sp. e gli adulti del nematode Cucullanus sphaerocephala, e l'acantocefalo Corynosoma caspicum. Gli esemplari più grandi non hanno praticamente predatori. Gli avannotti dopo il termine delle cure parentali e gli immaturi vengono predati da varie specie di pesci predatori e di uccelli ittiofagi. Tra i maggiori predatori dei S. glanis ci sono tutte le specie di storioni, unici pesci che, grazie alle grandi dimensioni, sono in grado di depredarne i nidi senza venire ostacolati dai genitori. Nel mar Caspio il siluro viene predato dalle foche endemiche (Pusa caspica).


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Status della specie - In molte zone della sua area di distribuzione originaria la specie è considerata rara e vulnerabile a causa dell'antropizzazione di larga parte del suo habitat naturale e della forte pressione di pesca. Alcune popolazioni si sono estinte, mentre altre sono quasi scomparse. Nelle zone dove questa specie è stata introdotta, si assiste invece ad un suo sviluppo infestante e spesso nocivo.

Protezione - Attualmente la specie è tutelata in molti stati dell'Europa centrale ed orientale con misure minime e periodi di divieto di pesca. In Italia e nelle altri paesi dove S. glanis è alloctona, la specie non deve essere protetta; si deve tentarne invece un totale sradicamento. S. glanis è inclusa nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) come specie a basso rischio (LR/lc).

Valore economico - La specie riveste un notevole interesse commerciale nell'Europa orientale e nei paesi dell'ex URSS, dove viene allevato a scopo alimentare e commercializzato, oltre che fresco o congelato, anche essiccato o salato. Le sue carni, abbastanza grasse e quasi prive di spine, sono simili a quelle dell’anguilla e del pesce gatto. Il caviale viene considerato di buona qualità, spesso viene mescolato a quello di storione o spacciato come tale. Dalla vescica natatoria viene realizzata un'ottima colla di pesce. In Italia ricopre un modesto interesse commerciale, compare raramente su alcuni mercati dell'Italia settentrionale. Recentemente il siluro d’Europa sta acquistando spazio nella cucina di diversi ristoranti del delta del Po e dell’Emilia Romagna.

Pesca - La pesca professionale viene praticata con vari tipi di reti, nasse e bilance. La pesca sportiva conta moltissimi appassionati, in cerca di catture di grande taglia. Viene generalmente insidiata con lenze da fondo o a "spinning".

Galleria Fotografica

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